Il business model dell’editoria online

Editoria e digitale

Quanto sarebbero più leggibili gli articoli di giornale senza le fastidiosissime ADV? Inutile rispondere ad una domanda abbastanza scontata, ma la soluzione esiste ed è un semplice plugin, disponibile per tutti i browser, che si chiama AD-Block.

In un mercato basato sulle pageviews di Google Analytics, comporta un grandissimo problema; ogni visualizzazione in meno del banner, rappresenta guadagni in meno per l’azienda. Questo mercato è tanto precario in quanto soggetto ai continui upgrade di algoritmi della SEO di Google, ai guadagni già pochi dai network di adv e, come se non bastasse, a peggiorare la situazione ci si mettono anche gli 
adv-blocker. Il vero problema non sono quest’ultimi. Gli utenti scelgono di non guardare la pubblicità perché bombardati continuamente, sulla maggior parte dei siti che navigano, e quindi decidono di utilizzare questi strumenti. Il servizio in genere non blocca tutte le pubblicità, ma è studiato per favorire la sopravvivenza di quelle meno invasive. Dai dati di Adblock Plus, spiega AdAge, il popolare ad blocker pare sia stato installato nei browser delle persone più di 400 milioni di volte e che registra tra i 50-60 milioni di utenti attivi.

Come reagiscono le redazioni di questo mercato?

Le strade che percorrono sono le seguenti: impedire l’accesso agli utenti che hanno attivato l’adv blocker, pagare per la rimozione dalle blacklist dei ad-blocker come hanno fatto già le big company americane (Google, Microsoft ed Amazon) oppure utilizzare il modello freemium.
Quest’ultimo è utilizzato dalla maggior parte delle applicazioni web e magazine presenti online poiché riesce ad avere una buona conversione dell’utenza in clienti paganti. Consiste nel dare accesso a tutti (o quasi) i servizi disponibili sulla piattaforma in maniera del tutto gratuita per un periodo limitato, a discrezione dell’azienda. Questo permette all’utente di apprezzare la bontà del servizio ed al termine della prova gratuita di comprarlo se ritiene necessario. Il problema degli Ad-block può essere risolto, se i magazine evolvessero il loro modello di business. Ci sono molti modi per avere dei ricavi dall’editoria online, ma molti imprenditori si limitano a restare negli anni ’90 vendendo solo banner ed ovviamente caricando i portali o i magazine di pubblicità troppo invasive. Se si ha chiaro l’obiettivo aziendale e il pubblico di riferimento, è possibile posizionarsi in maniera opportuna ed autorevole sul web intercettando non solo un pubblico potenzialmente più grande, ma più specifico, quindi maggiormente predisposto all’acquisto dei nostri contenuti.

I prodotti
citati

In virtù della strategia descritta, in questo articolo si parla di

Il 28% delle persone negli Stati Uniti naviga con il blocco delle pubblicità attivato.

Le tre principali fonti di business

Esistono tre principali fonti di business da attuare sin da subito, che possono essere suddivisi in 4 macro-aree: audience, contenuti, dati e brand.

AUDIENCE
Politiche di affiliazione con Amazon o contenuti sponsorizzati possono attrarre il pubblico perché alla ricerca di un analisi comparativa. Pertanto, se la testata gode di un traffico discreto, ed è in linea con le tassonomie semantiche del magazine può essere un primo piccolo incremento del fatturato mensile.
L’advertising, sì, ma solo quella utile. Esistono network che offrono un servizio migliore del semplice AdSense e affini, poiché, oltre ad essere estremamente mirate, le pubblicità, diventano dei veri e propri suggerimenti d’acquisto multimediali.

CONTENUTI
Un contenuto dettagliante per uno specifico prodotto, è sicuramente molto più interessante di un guest post o di un semplice articolo generico riguardo un’azienda. Creare contenuti di valore, approfondimenti e inchieste a pagamento diventano un ottimo sprono per portare la propria audience profilata all’acquisto, anche di un singolo contenuto!

DATA
Anche soltanto la registrazione di un utente, che non ha acquistato alcun abbonamento o contenuto di approfondimento, può diventare una fonte di guadagno. Anche se è un modus operandi non molto gradito, è pratica comune, il “fitto” dei contatti per l’invio di newsletter ad un audience profilato. La vendita d’informazioni si può estendere anche a favore di una ricerca di mercato per un brand, inviando e sponsorizzano sul proprio sito domande opportunamente proposte e raccolte secondo schemi di segmentazione profilata.

BRAND
Regalare, se rientra in una strategia ben curata, significa acquisizione di una nuova utenza atta ad essere utilizzata in diversi ambiti. È possibile attuare uno dei modelli di business precedentemente descritti.
Molti editori B2B stanno creando eventi, e dato che gli eventi nel “mondo reale” sono importanti perché creano relazioni umane tra imprenditori, varrebbe la pena creare un business anche intorno a questo.

Creare un nuovo modello di business per i magazine, è una questione di sopravvivenza ma sostanzialmente di opportunità. Chi prima innova…

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