Il potere dello storytelling. C’era una volta un brand…

Se nel settore pubblicitario l’approccio narrativo è ben consolidato, nella sua specificità, nel campo aziendale il digital storytelling è allo stato nascente. Eppure, con l’arrivo di internet, l’effetto della pubblicità tradizionale sulle vite delle persone è cambiato. Si è indebolito. L’approccio push dell’adv funziona sempre meno in un mondo digitale in cui, tramite la rete e i social, la “persona” è al centro e gestisce la propria “dieta informativa”.

Il segreto per attirare l’attenzione del nuovo tipo di audience, gli utenti, è lavorare su contenuti efficaci.

La principale preoccupazione del brand non deve più essere sé stesso. Trovandoci di fronte un tipo di consumatore 2.0, quello (onni)presente anche sul digital, le persone dovrebbero essere il principale pensiero del brand. Compito del brand è far vivere i suoi valori, narrare se stesso, avendo sempre in mente il suo interlocutore: le persone.

Entrare nel personaggio, e nelle persone.

Dal momento in cui il brand entra in conversazione, si impegna a costruire la sua autobiografia insieme alle persone con cui ha una relazione, e dalle quali questa autobiografia dovrà essere condivisa. Per questo lo storytelling è fondamentale nella vita del brand: è così che i suoi valori acquistano un senso e un significato nella vita delle persone. Uno dei casi più esemplari di Corporate Storytelling è la campagna che Gillette ha lanciato questo ottobre, Bond Moments. Le parole evocative e poetiche di Ian Fleming, autore di James Bond, accompagnano tutta la campagna, prevista su tv, stampa e online. Una campagna che celebra i momenti nella vita di un uomo in cui si sente irresistibile e sicuro di sé, permettendo allo spettatore-utente di indentificarsi in ciò che vede e viverlo in maniera personale, associando in maniera vincente (e permanente) l’icona di James Bond al proprio brand. Una campagna che, più che “Bond”, dice: “Il mio nome è Gillette.”

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In virtù della strategia descritta, in questo articolo si parla di

Il segreto per attirare l’attenzione del nuovo tipo di audience, gli utenti, è lavorare su contenuti efficaci.

Ma qual è il tipo di storytelling più efficace per il Web?

Quando si tratta di narrare una storia per il Web, le versioni che si possono creare, e adattare, sono tante. Tutte: dalla storia “televisiva” alla storia “stampata”. Ma quello che meglio veste il Web è senza dubbio il multimedia storytelling. Perché quando al potere dell’immagine si unisce quello della parola, e del suono, il risultato è davvero sensazionale.

Un’evoluzione del classico storytelling: video, immagini, testo, audio, tutto sapientemente mirato a trasmettere una sensazione, un’emozione. Una vera e propria narrazione interattiva che coinvolga l’utente, che, prima ancora che spettatore, deve esserne protagonista. Alla base deve esserci l’idea di una narrazione non lineare in cui lo spettatore-utente diventa un nodo fondamentale, e sente di esserlo. Tutti gli elementi della story sono lì, nelle forme più disparate, ma il potere di metterli insieme è nelle sue mani.

Le risorse del digital sono infinite, e bisogna sfruttarle al meglio per aumentare il raggio d’azione e la portata di mezzi efficaci, ma spesso dimenticati o sottovalutati, come lo storytelling. Il più efficace, meno invasivo e più “piacevole” strumento per la comunicazione del brand, in una concezione di marketing meno istituzionale e più narrativo.

La parola d’ordine è “raccontare”.

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