Alberi e CO₂: il cambiamento che mette le radici

Hubstrat ha deciso di piantare un leccio nell’Oasi Parco degli Astroni. Un gesto apparentemente ininfluente, che persegue però un obiettivo ambizioso per la salvaguardia del nostro pianeta: ridurre l’impatto della CO₂ nell’atmosfera terrestre. 

Ma andiamo per gradi. 

Diciamocelo: il genere umano è un inquilino piuttosto ingombrante. 

Siamo rumorosi, ci allarghiamo più del dovuto e, soprattutto, inquiniamo. E non solo con rifiuti visibili ad occhio nudo: siamo infatti i principali produttori di anidride carbonica sul pianeta. 

Questo gas inerte – la cui molecola è composta da due atomi di ossigeno e uno di carbonio (CO₂) – è inodore e incolore e si trova in natura. 

E allora perché la sua produzione è così pericolosa?  

Il ruolo dell’anidride carbonica nel surriscaldamento globale

È da anni che il termine “effetto serra” è diventato parte del nostro vocabolario. Ed è forse proprio a causa della familiarità con cui approcciamo al suo concetto che abbiamo cominciato a dargli meno peso. Sappiamo che c’è, sappiamo che è un problema, ma poi torniamo alla nostra vita di tutti i giorni. 

L’effetto serra è un fenomeno del tutto naturale, delicato equilibrio che si è formato dopo miliardi di anni di rimescolamenti atmosferici e calibrazioni chimiche. In effetti, è uno dei motivi per cui è nata la vita su questa terra. 

È grazie a questo fenomeno infatti che il calore trasmesso dai raggi solari resta parzialmente “intrappolato” sulla superficie terrestre, contribuendo a creare un clima idoneo alla proliferazione della vita. 

Il suo corretto funzionamento dipende esclusivamente dalla concentrazione dei gas che compongono l’atmosfera terrestre: un po’ in eccesso e la temperatura si alza, un po’ in diminuzione e la temperatura si abbassa. 

Un “piccolo” imprevisto: l’aumento della CO₂ nell’atmosfera

Tutto stava andando alla grande. Poi, dopo un bel po’, è successa una cosa che madre natura non aveva previsto: la rivoluzione industriale. 

Il lavoro intensivo delle industrie, con il conseguente utilizzo smodato dei combustibili fossili, ha contribuito all’esponenziale crescita della concentrazione di CO₂ nell’aria. Da allora, la situazione non ha fatto che peggiorare. 

Al giorno d’oggi, la presenza di anidride carbonica nell’atmosfera è aumentata di circa il 50% rispetto all’era pre-industriale. La conseguenza diretta è il surriscaldamento globale, i cui effetti sono tristemente noti ormai da diversi anni. 

I dati di uno studio recente – condotto dai laboratori del NOAA di Mauna Loa (Hawaii) – ha rilevato una concentrazione attuale dell’anidride carbonica nell’atmosfera di 419,13 ppm (Parti per milione), mentre verso la fine del XVIII secolo era di 278 ppm.

Governi e grandi multinazionali stanno mettendo in campo diverse strategie d’azione per invertire la rotta, tra le quali rientrano l’introduzione e incentivazione di fonti di energia rinnovabile, la diminuzione della deforestazione e la riduzione delle emissioni legate ai mezzi di trasporto e alla produzione industriale. 

Ma anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa. 

Piantare alberi per seminare speranza 

L’intuizione di piantare alberi per ridurre la concentrazione di CO₂ nell’aria è nata verso gli inizi degli anni 2000. Un’idea tanto semplice quanto potente. 

Gli alberi sono degli incredibili strumenti naturali, in grado di assorbire l’anidride carbonica nell’aria e trasformarla in ossigeno. Fanno quindi esattamente ciò che serve al nostro pianeta per riprendere un po’ di fiato. Anche se poi, in effetti, il fiato lo riprendiamo noi. 

Il potere di assorbimento degli alberi dipende dal luogo in cui questi si trovano a svolgere la loro funzione. In un ecosistema prevalentemente naturale come un bosco o una foresta, un albero maturo può riuscire ad assorbire tra i 20 e i 50 kg di CO₂ all’anno. 

Ecco perché Hubstrat ha deciso di piantare un leccio nell’Oasi WWF Cratere degli Astroni, uno spazio verde nel cuore di Napoli. 

Un piccolo gesto per contribuire al cambiamento, che si pone però non tanto come soluzione al problema, ma come sprone per creare abitudini di vita più green e rispettose verso il pianeta che abitiamo: diminuire l’uso dell’automobile e aumentare quello dei mezzi pubblici; sprecare meno acqua; preferire il treno all’aereo quando possibile; spegnere la luce e i dispositivi in stand by; usare di più la bicicletta; produrre meno rifiuti. 

Un piccolo passo in avanti che si propone il primo di un lungo tragitto verso la responsabilizzazione delle nostre azioni quotidiane. 

Perché se è vero che non possiamo fare a meno di essere gli inquilini di questo pianeta, possiamo almeno provare ad essere degli inquilini migliori. 

Per saperne di più, contattaci e confrontati con un nostro consulente.

Pensarci è bene, attivarsi è meglio.

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