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Che cosa è una startup? Definizione e descrizione delle varie tipologie. Scopri come avviarla in modo corretto

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La start up, è definita da Paul Graham fondatore dell’acceleratore Y Combinator, come “un’organizzazione progettata per crescere velocemente”. Quando si parla di start up affiora nella propria mente la storia di grandi aziende come Dropbox, Twitter e Airbnb, nate sotto il segno della Silicon Valley.

Nell’immaginario comune le start up sono aziende digital, nate negli anni ’90, durante la bolla delle dot-com, ma è davvero così? La prima start up fu fondata nel 1892, General Electric, oggi conosciuta come una multinazionale statunitense che da un piccolo laboratorio, in cui i prodotti venivano sviluppati da scienziati interni, è diventata oggi una leader mondiale. Quello delle start up è un universo affascinante e dalle potenzialità incredibili, costantemente in fermento. Oggi per essere una start up è necessario “partire da zero”, essere innovativi e avere una crescita esponenziale. Per conoscere cos’è una start up, quante tipologie esistono e come puoi trovare degli investitori, continua a leggere.

Cos’è una start up e quali sono le sue caratteristiche

La start up è un’azienda in una fase embrionale che vuole affermarsi su un mercato con un business model diverso, più redditizio o più innovativo rispetto alle altre aziende del settore. Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono un’azienda da una start up?

Le caratteristiche necessarie che determinano una start up sono:

  • Scalabilità, consiste nella capacità di crescere in maniera esponenziale utilizzando poche risorse, come ad esempio arrivare a un maggior numero di clienti nel minor tempo e poco budget;
  • Replicabilità, una startup si può dire replicabile se è in grado di replicare i processi validati in piccola scala, in grandi business;
  • Innovazione intrinseca, è l’essenza di una start up, in quanto il suo obiettivo è trovare una soluzione di un processo o di un prodotto inesistente sul mercato;
  • Temporaneità, rappresenta la prima fase, transitoria, del ciclo di vita di un’azienda.

 

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Startup significato

Cosa significa startup? È presto detto.
Una startup rappresenta un’impresa di recente costituzione, distinta per il suo spirito giovane e innovativo, solitamente con un forte focus sul campo tecnologico. Nelle sue prime fasi di esistenza, queste aziende mirano a sfruttare prodotti o servizi innovativi, identificando e capitalizzando le opportunità di mercato inesplorate. Caratterizzate da un modello di business facilmente ampliabile, le startup sono in grado di incrementare significativamente le proprie dimensioni, sia in termini di fatturato che di forza lavoro e copertura di mercato, in tempo relativamente breve.

Origine del Termine e Sviluppo nel Tempo

Il termine “startup” ha origini anglosassoni, e la sua etimologia rimanda al concetto di “iniziare” o “mettersi in moto”, inizialmente utilizzato per descrivere il processo di accensione e avviamentodei computer o di altri apparati elettronici.

Nel contesto economico e finanziario, inizialmente il concetto di startup era associato alla nascita di nuove imprese operanti nel settore di Internet e delle tecnologie dell’informazione. Col passare del tempo, il significato si è esteso, coinvolgendo aziende innovative in vari settori, e il termine è stato adottato anche nel glossario finanziario italiano, acquisendo una connotazione analoga a quella di “matricola” nel gergo borsistico.

Oggi, una startup è identificata come un’entità imprenditoriale di nuova formazione, fortemente caratterizzata da un approccio innovativo. Questo tipo di impresa, avviata da uno o più intraprendenti investitori, punta a sviluppare un prodotto o servizio distintivo e a lanciarlo con successo sul mercato.

Per questo, start up significa per molti imprenditori l’opportunità di trasformare un’idea rivoluzionaria o un concetto unico in un’attività di successo che può cambiare il settore di riferimento.

Start up definizione

Una startup è un’impresa di recente formazione, spesso orientata all’innovazione e alla tecnologia, caratterizzata da un alto potenziale di crescita e da un modello di business scalabile. Il suo obiettivo principale è identificare un bisogno di mercato insoddisfatto o migliorare un’offerta esistente attraverso soluzioni disruptive.

La definizione di startup si evolve non troppo velocemente, è comunque destinata a cambiare nella sua forma data la sua natura tecnologica. Pur adattandosi a nuovi contesti e settori, l’essenza di una startup rimarrà sempre legata alla sua capacità di innovare e di generare impatto, spingendo i confini del possibile e ridefinendo le dinamiche di mercato.

Startup, il Mindset è determinante per il successo

Il 90% delle start up fallisce prima ancora di riuscire ad intercettare il suo buyer personas, perchè? Flessibilità, agilità, determinazione sono solo alcuni dei fattori necessari per avviare il proprio business. Le start up che riescono a diventare grandi aziende sono caratterizzate da uno start up mindset. In cosa consiste lo start up mindset? Nel mercato VUCA, acronimo di Volatility Uncertainty Complexity Ambiguity, in cui tutto corre, le start up devono essere consapevoli di non poter cambiare il mercato, ma di dover comprendere e analizzare il presente. Lo start up mindset è caratterizzato da:

  • Essere agili e in grado di modificare più volte la propria idea di business;
  • Accettare gli errori e inglobarli nella propria strategia;
  • Identificare i reali bisogni delle persone ed essere ossessionati dal consumer e su come dare valore all’esperienza utente.

Nella creazione di una stratup il mindset è importantissimo, ma non basta.
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Cosa si intende per Startup Innovative?

La start up innovativa è una categoria di impresa disciplinata dalla legge 22/2012, la quale determina i requisiti della start up, considerata come una società di capitali, si caratterizza per:

  • Essere costituita da non più di 5 anni;
  • Ha sede, o almeno una filiale produttiva, in Italia;
  • Il fatturato annuo non supera i 5 milioni di euro;
  • Non distribuisce utili;
  • L’oggetto sociale è un prodotto o un servizio ad alto valore tecnologico;
  • È un’azienda nuova, non costituita da fusione o scissione;
  • Possiede almeno una delle seguenti caratteristiche:
    • 1) almeno il 15% del dato maggiore tra fatturato e costi annui è destinato a ricerca e sviluppo;
    • 2) la manodopera complessiva è costituita per almeno un terzo da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno due terzi da soci o collaboratori in possesso di laurea magistrale;
    • 3) l’impresa è titolare di un brevetto registrato o di un software originario registrato;

Le start up innovative sono iscritte in una sezione particolare del registro delle imprese e beneficiano di una serie di agevolazioni:

  • Le operazioni sul registro delle imprese sono semplificate dal punto di vista burocratico e fiscale;
  • Si servono di una disciplina del lavoro appropriata alle start up innovative;
  • Possono raccogliere fondi attraverso l’equity crowdfunding, purchè svolto su portali online autorizzati;
  • Godono di incentivi fiscali all’investimento da parte di terzi.

 

Approfondisci >>> Cosa si intende per startup innovative?

Tipi di start up secondo Steve Blank

Seppure le start up si differenziano dalle aziende tradizionali per le caratteristiche sopra citate non sono tutte uguali. Il professore dell’università di Stanford, Steve Blank, differenzia 6 tipologie di start up:

  1. Startup scalabili (Born to Be Big): Queste sono la quintessenza della scalabilità. Spesso posizionate in nicchie, principalmente nel settore tecnologico, hanno un notevole potenziale di crescita e possono aspirare a quotazioni in borsa.
  2. Piccole startup (Work to Feed the Family): Sono piccole imprese, spesso con limitati profitti, che si sostengono autonomamente e generano posti di lavoro nella loro area locale.
  3. Lifestyle startup (Work to Live Their Passion): In queste realtà, gli individui trasformano la loro passione in professione, guadagnando principalmente per sé stessi e operando la maggior parte del tempo da soli.
  4. Startup acquistabili (Acquisition Targets): Sono startup create appositamente per soddisfare le esigenze di mercato di grandi multinazionali.
  5. Startup sociali (Driven to Make a Difference): Queste imprese non-profit sono dedicate a rendere il mondo un luogo migliore.
  6. Grandi startup (Innovate or Evaporate): Emergono dalla realizzazione, da parte delle aziende, che il ciclo di vita del business è sempre più breve e che l’innovazione è indispensabile per sopravvivere in un mercato in rapida evoluzione.

Startupper definizione: chi sono e cosa fanno?

Startupper definizione: Uno startupper è una persona che fonda, o aspira a fondare, un’impresa innovativa, nota anche come startup. Questi professionisti mirano alla rapida crescita della loro azienda attraverso un modelo di business che è scalabile, sostenibile e replicabile.

Se ti stai chiedendo qual è la differenza rispetto a un imprenditore, lo startupper si distingue per essere una figura molto più dinamica, pronta a modificare strategia e prodotto in risposta alle richieste del mercato.
Gli startupper si affidano agli “smoke test“, cioè test progettati per valutare l’efficienza di un processo prima di investire pienamente in esso. Vedendo il fallimento come parte integrante del proprio percorso di crescita, lo startupper lo trasforma in un’opportunità di apprendimento.

Il ciclo di vita di una start-up

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Dall’ idea iniziale fino al consolidamento dell’azienda, le fasi del ciclo di vita di una start up sono ben definite. Le fasi richiedono un ingente quantità di risorse sia umane che finanziarie, per tale motivo i diversi step sono accompagnati da fasi di finanziamento,  per la sopravvivenza della startup aziendale.

Qual è il ciclo di vita di una start up?

  1. Pre-Seed e Bootstrap
  2. Seed
  3. Early Stage
  4. Early Growth
  5. Growth
  6. Exit

Fase di Pre-Seed e Bootstrap

La fase iniziale del ciclo di vita delle start up è la “pre-seed”, letteralmente prima di seminare, consiste nel praticare delle azioni volte a validare l’idea. Occorre analizzare i consumatori e il mercato per definire se questa corrisponde ad un reale bisogno da soddisfare. Il pre-seed è una fase critica, caratterizzata da una scarsità di finanziamenti, poichè è difficile trovare persone che sono pronte ad investire in un business ad alto rischio di fallimento. In genere, si tratta di business angel, un investitore informale (non banche e istituti di credito) che offre capitale e skill alle start up. Il pre-seed viene detto bootstrap, nel caso in cui la nuova azienda viene finanziata dai risparmi personali o tramite campagne di crowdfunding. In questa fase comprende anche la formazione del team e la ricerca di un co-founder che possa contribuire al finanziamento.

È cruciale riconoscere l’importanza delle prime scelte del team, fornendo consigli su come identificare e reclutare collaboratori che condividano la stessa visione e complementarietà di competenze per il successo della startup.

Fase di Seed

Dopo essersi assicurati che esiste un mercato per l’idea di business e che vi siano dei consumatori disposti ad acquistare il prodotto o il servizio, si costruisce il business model e si sviluppa il MVP, il Minimum Viable Product, un prototipo realizzato con minimi costi che consente agli utenti di sperimentare la value proposition. In questa fase si costruisce il business model canvas e si redige un business plan. In genere per avviare il business occorrono in media 200.000 euro, per tale motivo per superare il Seed occorre aggiudicarsi gli investimenti europei, nazionali o regionali.

Esplorare diverse fonti di finanziamento, come angel investors, acceleratori, fondi e piattaforme di equity crowdfunding, può offrire opportunità cruciali per ottenere il capitale necessario in questa fase delicata.

Fase di Early Stage

La fase di Early Stage è una fase delicata quanto decisiva. L’MVP deve essere lanciato sul mercato, occorre attuare strategie di brand awareness, raccogliere i feedback e identificare il product market fit, ovvero la misura in cui il prodotto o servizio è in grado di soddisfare i bisogni di un mercato specifico. Come si misura il product market fit? Esistono molteplici metriche per valutare se un prodotto è fit. La più famosa è la metrica del 40% di Sean Ellis: consiste nel chiedere ai propri user come si sentirebbero se non potessero più utilizzare il prodotto o servizio. Se almeno il 40% dichiara di sentirsi deluso significa che il prodotto ha raggiunto il market fit. Oppure, si possono analizzare metriche, quali:

  • passaparola organiche;
  • alta percentuale di early adopter (nuovi utilizzatori del prodotto);
  • tasso di abbandono di massimo il 5%.

In questa fase occorrono ingenti investimenti di circa 500.000 euro, in questo caso si ricorre a business angel o ai primi Venture Capital.

Incorporare sistematicamente i feedback, specialmente quelli critici, nel ciclo di sviluppo del prodotto consente di apportare miglioramenti mirati e accelerare il raggiungimento del fit di mercato.

Fase di Early Growth

La Fase di Early Growth è la fase in cui comincia la crescita. L’obiettivo è di acquisire il maggior numero di clienti e iniziare l’espansione. In questo step dovrebbero arrivare i primi ricavi, occorre migliorare il business model per porre le basi ad un processo scalabile nel tempo e redigere, oltre che applicare, il piano di marketing e la strategia commerciale. A livello finanziario sono necessari Venture Capital e fondi di Private Equity.

Considerare approcci alternativi come partnership strategiche e alleanze può altresì accelerare la crescita e costruire solidità senza necessariamente rinunciare a una parte significativa di equity.

Fase di Growth

Questa fase rappresenta il momento della crescita, il prodotto/servizio è sul mercato, è necessario aumentare gli utilizzatori per far crescere in maniera esponenziale il fatturato. Nel Growth occorre consolidare le attività iniziate precedentemente. I finanziamenti sono necessari per aggiungere il massimo valore possibile sul mercato prima della quotazione in borsa o della vendita ad altra azienda.

È essenziale sviluppare un piano robusto per il talent acquisition e il talent retention per assicurare che la startup possa scalare efficacemente rispetto alle richieste sempre crescenti del mercato.

Fase di Exit

L’ultima fase del ciclo di vita delle start up è quella di Exit, corrisponde al momento dell’espansione. In questa fase si raggiunge la piena operatività e si è pronti ad autofinanziarsi mediante i ricavi. Questo momento è decisivo, in quanto si passa dall’essere una start up a diventare un’azienda. Come una start up diventa azienda? Attraverso delle strategie di exit, o di transizione, come:

  • le IPO, Initial Public Offering, vendere al pubblico le quote della start up;
  • Secondary Sale, il founder vende alcune quote della start up, ma scegli di manterne alcune;
  • Mergers & Acquisition, ovvero la startup viene acquistata o fusa da una grande azienda;
  • Buyback, ovvero il founder liquida le quote degli investitori e diventa unico imprenditore dell’azienda.

 

Un’accurata preparazione e una pianificazione strategica ben anticipata sono indispensabili per massimizzare il valore dell’azienda e assicurare un transition smooth nel corso delle diverse opzioni di exit.
Ora che abbiamo esplorato vari aspetti, comprendere pienamente cos’è una start up può offrire una prospettiva nuova su come avviare e gestire una startup di successo.

 

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Come si fa a creare una startup?

Per avviare una start-up, come tutte le aziende, è necessario essere in possesso di Partiva Iva, di iscriversi nel Registro delle Imprese e aderire all’INAIL, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro. I costi variano in base alla forma giuridica che si sceglie di creare, se è una “srl” i costi partono dai 2.300 euro, escluso capitale sociale; al contrario se è una “srls” i costi sono nettamente inferiori, in quanto sono esenti di costi dei bolli e costo del notaio. Quali sono i 5 step per creare una start up?

  1. Concepire l’idea. L’idea deve essere in grado di risolvere un problema, deve essere innovativa, durevole e sostenibile;
  2. Formare il team. I collaboratori devono possedere skill trasversali e devono essere capaci di assolvere a tutte le funzioni necessarie;
  3. Scegliere il Business Model Canvas, è uno strumento di gestione strategica volto a definire i punti di debolezza e di forza di un business e proiettare la rotta della strategia;
  4. Trovare fondi e finanziamenti, fondamentali per la sopravvivenza aziendale;
  5. Fondare la start up e scegliere la forma giuridica, le start up in genere scelgono di essere società di capitali, in particolare delle SRL semplificate o delle SRL Start up innovative.

Al supporto dell’avvio della start up ci sono figure come gli incubatori e gli acceleratori.

Approfondisci >>> Come si fa a creare una startup? Guida completa in 10 passi 

Incubatori e acceleratori

Incubatori e acceleratori sono due realtà essenziali ai fini della formazione della start up, specie nelle prime fasi del ciclo di vita del business. Gli incubatori aiutano i giovani con idee brillanti a dare forma al loro progetto fornendogli tutte le risorse necessarie. Se ti stai chiedendo cosa offre un incubatore a una startup, la risposta è un luogo fisico dove poter lavorare, servizi di formazione di impresa e sulla realizzazione dei business plan. Il periodo di incubazione dura circa 36 mesi fino a quando i giovani startupper diventano imprenditori. L’incubatore è gratis? In genere no, richiedono il pagamento di una fee mensile, una specie di affitto; una quota della proprietà della start up oppure sono finanziati da fondi pubblici. Dopo aver attraversato il processo di incubazione, la start up si può rivolgere ad un acceleratore per diventare leader nel mercato. Il requisito per entrare in un programma di accelerazione è essere in possesso di un business model ben strutturato e che produce buoni ricavi, infatti è adatto sia alle start up che a giovani aziende. I servizi dell’acceleratore sono focalizzati sulla crescita e sulla conquista del mercato. In genere la durata media di questo processo è di circa 6 mesi.

Come trovare fondi e finanziamenti per fondare una start up

La ricerca di finanziamenti e investitori è uno degli ostacoli più grandi che le start up devono affrontare, specie in Italia. Il finanziamento di una start up può essere di diverse entità. Quali sono i più comuni?

  • Finanziamento in equity, consiste nel cedere ai finanziatori parte della proprietà aziendali in cambio di denaro. Spesso è un’azione necessaria per incrementare il valore della start up;
  • Finanziamento in debito, spesso erogati da banche o istituti di credito, sono somme di denaro restituite poi attraverso il piano di ammortamento.

All’interno di queste macro-categorie ci sono altre tipologie di finanziamento, come:

  • Bootstrapping, ovvero l’autofinanziamento;
  • Love capital, rappresenta il denaro che famiglia, amici e folli investitori investono nelle fasi iniziali di una start up;
  • Business angel, investitore informale;
  • Venture capital, è un imprenditore che investe in progetto ad alto rischio;

Cosa vuol dire Business Angel?

Un business angel, o angelo custode, è una persona fisica in possesso di un capitale da investire che spinto dall’idea di business decide di finanziare la start up. Una figura fondamentale già nella fase di seed. I vantaggi per la start up sono molteplici, oltre al motivo economico, il business angel garantisce professionalità, reputation, networking e mentoring. Si tratta di un finanziamento equity, in quanto consiste nel cedere una quota di proprietà.
Perchè il business angel decide di finanziare? Le ragioni che spingono gli investor a investire sono molte, il motivo principale è che crede fortemente nell’idea e nella crescita esponenziale.

Che cosa si intende per venture capital?

Le venture capital, sono enti privati, pubblici o misti. Spesso sono società finanziarie specializzate nell’investire in società ad alto rischio. Come nel business angel si tratta di finanziamenti equity. Anche in questo caso oltre alle somme di denaro, le start up ricavano assistenza legale, mentoring e formazione. I motivi che spingono a un venture capital di investire in una start up sono:

  • il team, le soft e hard skill che caratterizzano ogni membro della start up;
  • scalabilità, fattore determinante che garantisce la crescita costante nel tempo;
  • mercato e settore di riferimento;
  • difendibilità dell’idea, brevetti e proprietà industriali;
  • impatto, sociale o ambientale, è fondamentale ai fini della scelta.

In Italia, nel primo trimestre del 2022 sono stati 420 milioni gli investimenti nel venture capital.

Qual è la differenza tra venture capital e private equity?

Venture Capital (VC) e Private Equity (PE) sono due forme di investimenti in capitali privati, ma si concentrano generalmente su diversi stadi di sviluppo delle aziende, tipologie di investimento e livelli di rischio.
Ecco le principali differenze tra i due:

Venture Capital (VC) Private Equity (PE)
Stadio di Sviluppo Startup e aziende in fase di crescita Aziende stabilite che necessitano ristrutturazione o cambio di proprietà
Rischio e Rendimento Alto rischio con potenzialmente alto rendimento Rischio più contenuto con valore generato tramite miglioramenti operativi
Importi Investiti Tipicamente minori, adeguati per piccole aziende innovative Significativi, spesso per acquisire il controllo maggioritario o totale dell’azienda
Proprietà Solitamente partecipazione minoritaria Controllo completo o posizione dominante
Supporto Oltre il Capitale Competenze manageriali, supporto strategico, networking Ottimizzazione delle operazioni e della struttura finanziaria
Execuzione Investimenti diversificati, alcuni non fruttiferi, altri molto redditizi Rendimenti costanti mirati attraverso uscite strategiche

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Qual è la differenza tra PMI e start up?

Secondo la normativa europea, le PMI sono piccole e medie imprese caratterizzate da un fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di euro e che hanno massimo 250 dipendenti. Da quel che si può dedurre, le PMI sono imprese con dimensioni più grandi e consolidate. Spesso caratterizzate da una struttura organizzativa tradizionale, con una  una gerarchia ben definita e con una divisione del lavoro più rigida.Le principali differenze tra startup e PMI sono:

  • Intento di crescita. L’intento di crescita è determinante nella differenza tra start up e PMI. Mentre le start up devono crescere velocemente per sopravvivere e per essere lanciate sul mercato con un prodotto altamente competitivo, le PMI crescono nel tempo ponendosi obiettivi a medio lungo termine.
  • Obiettivi aziendali. L’obiettivo aziendale di uno startupper è rivoluzionare un mercato con la sua idea innovativa e con un modello di business scalabile e di forte impatto, mentre quello di una PMI è la pura imprenditorialità. D’altronde i piccoli e medi imprenditori avviano la propria attività in mercati locali già noti.
  • Obiettivi finali. L’obiettivo di una PMI è quello di costruire un’azienda che duri nel tempo e che possa essere tramandata nelle generazioni. Per le start up, invece, una volta perfezionato il prodotto/servizio generato si sceglie di vendere il business ad un investitore privato o pubblico.
  • Finanziamento. Nonostante sia più difficile per una startup trovare i giusti finanziamenti rispetto alle PMI, è più probabile che le prime riescano ad ottenere dei finanziamenti azionari, grazie a angel investor o venture capital, disposti a donare il capitale in cambio di equity. Al contrario, le PMI non rinunciano a parte della proprietà, per tale motivo prediligono forme di finanziamento di debito come prestiti e linee di credito.
  • Livello di rischio. Qualsiasi sia la natura di un’organizzazione economica il livello di rischio è sempre elevato. Sebbene il 20% delle PMI fallisce entro il primo anno, queste hanno il vantaggio di lanciarsi in un mercato già esistente e strutturato. In questo modo i rischi sono inferiori rispetto alle startup.

 

PMI Start-up
Dimensione Piccole (<50 dip.) o Medie (<250 dip.) Varia, tipicamente piccole in fase iniziale
Settori di Attività Ampia gamma Spesso tecnologico o innovativo
Stabilità Generalmente stabili Spesso in fase di ricerca di stabilità
Crescita Moderata e progressiva Rapida e esponenziale (obbiettivo)
Finanziamenti Prestiti, incentivi, piccoli investitori Angel investor, venture capital, crowdfunding, accesso a fondi

Altri incentivi: Finanziamenti per start up e PMI

La mancanza di una fonte di finanziamento è un grande ostacolo per il lancio del progetto imprenditoriale. Per tale motivo, gli incentivi rappresentano una valida alternativa per finanziare un’impresa. Gli incentivi principalmente consigliati dal team finance di Hubstrat, attivi e non, sono:

  • Smart&Start di Invitalia, per progetti innovativi;
  • Voucher delle Camera di Commercio, per la digitalizzazione aziendale;
  • Resto al Sud
  • Nuova Impresa Lombardia 2024
  • Tecnonidi (Startup innovative)

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Smart&Start di Invitalia

Invitalia è l’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa SpA, che agisce per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il suo obiettivo è stimolare la crescita economica in Italia, concentrando particolare attenzione sulle regioni meridionali e le aree di crisi.
SmartStart Italia è il programma di incentivi ideato per supportare la creazione e lo sviluppo di startup innovative, favorendo in particolare quelle con un alto contenuto tecnologico e incentivando il rientro di imprenditori dall’estero.
Il programma offre finanziamenti per progetti con un valore che varia da 100.000 euro a 1,5 milioni di euro.
È rivolto a startup innovative che sono in attività da non più di 60 mesi e che sono registrate nella sezione speciale del registro delle imprese, per aiutarle a consolidarsi nel panorama imprenditoriale.

Accedi a Smart&Start

Voucher della Camera di Commercio: digitalizzazione aziendale

Cosa sono i voucher della Camera di Commercio? I voucher sono dei finanziamenti per le imprese intenzionate ad acquistare servizi di consulenza, formazione e strumenti necessari per la trasformazione digitale. Da 3 anni le Camere di Commercio italiane offrono servizi innovativi per snellire e supportare i processi burocratici interni ed esterni aziendali. I voucher sono gestiti dalla Camera di Commercio locale. Le Camere di Commercio nell’ambito del Piano Transizione 4.0 hanno approvato i voucher digitali I4.0 per aiutare le imprese della propria circoscrizione ad investire in digitalizzazione. La Camera di Commercio di Napoli ha approvato il PID – Punti Impresa Digitale, un importante punto di riferimento per le aziende che desiderano intraprendere percorsi di digitalizzazione. Il progetto PID è volto a:

  • sviluppare la collaborazione tra MPMI, micro, piccole e medie imprese, e i soggetti altamente qualificati nell’ambito delle tecnologie l4.0, attraverso la realizzazione di nuovi modelli di business 4.0 e modelli green oriented;
  • promuovere l’utilizzo delle MPMI dei servizi inerenti alle nuove tecnologie digitali in attuazione della strategia definita nel Piano Transizione 4.0.

Si rivolge a start up, micro, piccole e medie imprese che hanno sede legale e/o operativa nel territorio di Napoli e Provincia.

Chiedici quali Voucher della Camera di Commercio sono attivi

Resto al Sud

Resto al Sud è un’iniziativa promossa da Invitalia, finalizzata a incentivare la nascita di nuove attività imprenditoriali nel Mezzogiorno d’Italia e in ulteriori aree selezionate, tra cui Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e le aree del cratere sismico del Centro Italia (Lazio, Marche, Umbria), oltre alle isole minori marine, lagunari e lacustri del Centro-Nord. Il programma si rivolge a imprenditori di età compresa tra i 18 e i 55 anni, offrendo supporto finanziario che copre fino al 100% delle spese ammissibili, con un limite massimo di 50.000 euro per individui e 200.000 euro per società composte da almeno quattro persone. La copertura finanziaria è suddivisa tra un 50% di contributo a fondo perduto e un 50% di finanziamento garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI, con interessi a tavolo di Invitalia. Le spese finanziate abbracciano investimenti in beni immobili, macchinari, software, oltre a costi come materie prime, consumi e utenze, escludendo invece spese per progettazione, promozione, consulenze e stipendi per il personale dipendente.

Con un budget allocato di 1 miliardo e 250 milioni di euro, Resto al Sud non prevede scadenze per l’invio delle domande, che sono esaminate seguendo l’ordine cronologico di arrivo. Il programma è aperto a un’ampia varietà di attività, incluso il settore produttivo, artigianale, dei servizi, del turismo e delle professioni liberali, ad esclusione del settore agricolo.

Contattaci per accedere a Resto al Sud

Nuova Impresa Lombardia 2024

La Regione Lombardia, mediante la delibera n. 2412 del 28 maggio 2024, ha dato un significativo impulso al bando “Nuova impresa 2024” con un incremento di fondi pari a € 700.234,55, raggiungendo così una dotazione finanziaria complessiva di € 4.407.000. Tale iniziativa mira a stimolare la nascita e lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali lombarde, fornendo un sostegno concreto non solo alle piccole e medie imprese, ma anche a coloro che intraprendono un cammino di autoimprenditorialità.

I candidati interessati hanno la possibilità di richiedere contributi che coprono fino al 50% delle spese ammissibili, arrivando fino a un contributo massimo di € 10.000 per impresa. Le candidature possono essere inoltrate a partire dalle 10:00 del 28 maggio 2024 e fino alle 12:00 del 15 aprile 2025 attraverso il portale Telemaco di InfoCamere. Il supporto previsto per la compilazione delle domande è facilitato anche da un utile video tutorial. Grazie a questo programma di finanziamento, la Lombardia si conferma un terreno fertile per l’innovazione e l’entusiasmo imprenditoriale.

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Tecnonidi

La Regione Puglia lancia la misura Tecnonidi per incentivare le piccole imprese a intraprendere investimenti con forte contenuto tecnologico, orientati alle aree di innovazione e alle “tecnologie chiave” abilitanti.
Destinata a startup tecnologiche e piccole imprese innovative in Puglia, la misura supporta l’evoluzione economica di soluzioni avanzate derivanti dalla ricerca e dallo sviluppo.
L’investimento minimo per gli attivi è di € 25.000, con progetti complessivi che variano da € 50.000 a € 350.000. La verifica di fattibilità è affidata a un esperto indipendente secondo il livello TRL 9 (Decisione C(2017)7124).

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Quando una startup non è più una start up?

Il passaggio da startup ad azienda affermata non è sempre chiaro o lineare. Una startup può essere considerata un’azienda più matura quando:

  • Il suo prodotto o servizio, dopo essere stato sviluppato e testato, viene lanciato sul mercato e inizia a generare vendite costanti o a catturare una quota di mercato significativa;
  • La società inizia a vedere una crescita più stabile o prevedibile e i suoi processi aziendali si consolidano, mostrando segni di una struttura organizzativa più definita;
  • Non si identifica più principalmente con le caratteristiche di una startup come l’innovatività, la potenziale scalabilità rapida e il modello di business replicabile, forse perché ha raggiunto una fase di maturazione in cui l’innovazione non è più al centro della strategia aziendale;
  • Dal punto di vista giuridico, potrebbe non essere più considerata una startup nel proprio paese di origine dopo un determinato periodo di tempo o raggiunti certi criteri definiti dalla normativa locale, come entrate o numero di dipendenti (ad esempio, in alcuni contesti giuridici si potrebbe considerare che non sia più una startup dopo 5 anni dalla sua costituzione, ma ciò varia a seconda delle regolamentazioni specifiche di ciascun paese).

 

È importante notare che non esiste una definizione univoca e globalmente accettata su quando una startup cessi di esserlo, poiché varia a seconda del contesto industriale, economico e giuridico.

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