Il 2020 delle piattaforme Social

a cura di Gabriele Rotondo

Durante il tortuoso 2020 il mondo si è confrontato con la necessità di utilizzare nuove forme comunicative per riuscire a sociaizzare e per fruire dell’intrattenimento.

Da ciò consegue la crescita esponenziale del tempo dedicato all’uso di strumenti tecnologici e di piattaforme che permettono questi tipi di interazione.

L’aumento del volume di utenti, di attività e di traffico online è stato incredibile.

In questo articolo analizziamo il 2020 attraverso il filtro di piattaforme consolidate, come Instagram, e di nuove proposte, come Tiktok e Twitch.

Instagram: nuovi strumenti di E-Commerce

Durante il 2020, Instagram ha introdotto strumenti che permettessero di mettere in contatto aziende e utenti attraverso la piattaforma.

Una delle feature più interessanti aggiunte è la possibilità di ordinare cibo direttamente dall’app.

L’adesivo “Ordina Cibo” ha offerta una funzione interessante per le attività di ristorazione, che hanno potuto continuare a effettuare l’asporto durante i vari lockdown.

La funzione ha anche consentito di poter sponsorizzare il proprio esercizio tramite le Stories, mettendosi in contatto più facilmente con gli utenti.

Reels: Instagram vuole “fare” Tiktok

L’introduzione più interessante  del 2020 è arrivata nell’update di agosto.

Si tratta dell’introduzione dei Reels.

Come già successo in precedenza con l’introduzione delle Stories, che richiamavano l’app rivale Snapchat, anche questa volta Facebook ha scelto di inglobare all’interno di una sua app le funzioni più interessanti della concorrenza.

Lo scopo è di insidiare i social concorrenti perfezionandone il prodotto e rendendolo “proprietario”.

Instagram Reels è una funzione che permette di condividere video della durata di 15 secondi, con la possibilità di utilizzare effetti visivi e sonori per personalizzarli.

I Reels di Instagram si contrappongono ai video di Tiktok.

La mossa si è rivelata vincente quando la piattaforma, di proprietà della cinese ByteDance, è stata insidiata da una serie di controversie legali con la presidenza Trump.

Ma Instagram e Facebook non si sono limite a “rielaborare” i video: sul finire del 2020 i Reels sono stati arricchiti con la funzione Shopping.

Questa permette ai content creator e alle aziende di inserire nei Reels dei tag specifici, che permettono di reindirizzare l’utente sui siti per acquistare i prodotti sponsorizzati.

Tiktok: tra Trump e Oracle

Il 2020 è stato un anno ambiguo per Tiktok, foriero di grandi successi ma anche di numerose difficoltà.
L’applicazione è di proprietà della cinese ByteDance dal luglio 2020.
Dal momento dell’acquisizione, nonostante l’azienda abbia sede legale presso le Isole Cayman, anche TikTok è stata fortemente insidiata dalle politiche protezionistiche degli Stati Uniti dell’amministrazione Trump.

L’oggetto del contendere sono i dati registrati e detenuti dalla popolare applicazione di minivideo. Il suo successo è direttamente proporzionale ai dati in suo possesso.

Il rischio che questi dati potessero essere condivisi con le autorità cinesi ha spinto nuovamente l’amministrazione repubblicana a dichirare Tiktok “un’applicazione pericolosa per la sicurezza nazionale”, come avvenuto per aziende come Huawei e Xiaomi.

ByteDance ha avuto 90 giorni per scegliere se vendere una quota societaria ad un’azienda americana oppure essere proibita negli USA.

Solo all’ultimo minuto, lo scorso 20 Settembre, ByteDance ha siglato un accordo con le aziende Oracle e Walmart.

Le aziende statunitensi, che gestiranno rispettivamente il reparto tecnologico e commerciale della nuova società, hanno così creato Tiktok Global.

Si tratta della versione “statunitense” di Tiktok, completamente indipendente dalla Cina.

L’accordo è attualmente in stan-by, in attesa di ratifica definitiva. La possibilità di scaricare e usare ugualmente l’app, però, sembra aver provocato nuove ire presso le corti americane.

Anche in Europa e in Italia, però, sembra che TikTok dovrà rispondere alle autorità.

Nel nostro paese il garante della privacy ha aperto un procedimento contro l’app per verificarne la privacy e l’uso dei dati accumulati.

Tiktok for Business: anche l’app cinese si apre all’e-commerce

Il 2020 di Tiktok non è stato fatto solo di problemi legali, ma anche di grandi successi e novità.

La principale è l’introduzione di una piattaforma specifica per le aziende: TikTok for Business.

Tiktok for Business è un centro di servizi digitali, che fornisce strumenti specifici per l’advertising e il marketing per costruire storytelling creativi che coinvolgano la community degli/delle utenti dell’app.

I principali formati pubblicitari offerti da TikTok for business sono:

  • TopView, i tradizionali annunci all’apertura dell’app;
  • Brand Takeover, annunci da 3 a 5 secondi con immagini statiche o microclip;
  • In-feed video, video della durata di 60″ riprodotti con audio attivo;
  • Hashtag Challenges, vere e proprie sfide che invitano la community a costruire dei contenuti attorno a un hashtag lanciato dallo stesso brand;
  • Branded Effect, la possibilità di creare effetti ex novo, da mettere a disposizione della community.

Twitch: il DMCA e la nuova policy per i comportamenti

Il 2020 è stato un anno fiorente anche per la piattaforma di streaming, oggi di proprietà di Amazon. Ne abbiamo parlato ampiamente in questo articolo.

Ma un’ascesa e una diffusione così rapide determinano anche l’emergere di nuove problematiche.

Durante lo scorso novembre, Twitch ha notificato agli streamer l’eliminazione dei contenuti che violano le leggi sul DMCA.

Il problema è principalmente legato al copyright della musica e degli effetti sonori.

Chi riproduce musica protetta da copyright durante una live di Twitch riceverà un primo avvertimento. Alla terza notifica, sarà bannato dalla piattaforma.

Per motivare la scelta gli sviluppatori e le sviluppatrici di Twitch hanno condiviso una lettera aperta agli e alle utenti.

Le modalità di rimozione dei contenuti già presenti sulla piattaforma ha però sollevato numerose perplessità.

Twitch ha eliminato indiscriminatamente milioni di video, inizialmente senza notificare e spiegare le motivazioni della cancellazione.

Molti streamer hanno ricevuto delle notifiche di avvertimento della violazione senza comprendere né quali fossero i video incriminati, né quali fossero i contenuti che avrebbero violato la legge.

Si è così diffuso il timore di un ban improvviso e senza spiegazioni.

La policy contro l’hate speech

A dicembre, inoltre, abbiamo assistito a nuove modifiche delle policy contro l’odio online.

Sono stati proibiti alcuni comportamenti specifici, come quello di tacciare di falsità la vittima di una tragedia documentata; incitare ad attacchi hacker o a raid contro profili online; esibire la bandiera degli Stati Confederati d’America, spesso utilizzata come simbolo della supremazia bianca e di razzismo; denigrare la sessualità e/o l’aspetto fisico di una persona, quindi contro l’omofobia e il body shaming.

Twitch e la sua community sono sempre stati attenti e pronti a discutere con cura di argomenti ritenuti “sensibili”.

Sia la piattaforma che i suoi utenti si sono dimostrati contrari – e pronti a intervenire – contro forme di razzismo, di sessismo e di incitazione all’odio. Caso esemplare: il ban dell’ex-presidente Donald Trump nelle corso della protesta a Capitol Hill.

Perciò i cambiamenti delle policy contro l’hate speech e altre forme di violenza sono stati accolti positivamente dagli utenti di Twitch.

Brand Activism: I brand scendono in campo

La pandemia di Sars-Cov-2 ha profondamente modificato le interazioni online dei paesi sviluppati.

Sicuramente il Covid-19 ha lasciato un’impronta indelebile, che influenzerà nel medio-lungo termine i rapporti tra i brand e i/le loro utenti.

Le piattaforme più nuove, come Twitch e TikTok, hanno subitpo una crescita esponenziale.

Questo tasso di crescita difficilmente rallenterà in un 2021, che sarà fortemente influenzato dalle misure di contenimento del contagio.

Per i brand che intendono competere nel mercato globale appare necessario comprendere cosa fare e come utilizzare gli strumenti a loro disposizione, in particolare per quanto riguarda le piattaforme online.

Una repentina crescita significa anche nuove e numerose responsabilità riguardo le politiche e la proprietà di queste piattaforme.

Non ci sono da rispettare i regolamenti delle aziende che le controllano, che sembrano destinate a essere sempre più stringenti per coloro che le violano, ma anche le normative atte a proteggere la privacy e l’uso dei dati, come quelle adottate dall’Unione Europea o i ban protezionisti dell’amministrazione Trump.

Infine sembra che nel 2021 sarà necessario, da parte delle aziende, prendere delle posizioni e/o avere una chiara purpose.

Manifestare cosa si pensa delle tematiche sociali correnti, dal razzismo all’ecologia, sarà inevitabile per qualsiasi azienda – sia essa un brand o una piattaforma.

Probabilmente la pandemia ha reso più rapido un ciclo di crisi e di cambiamento.

Questo ciclo potrebbe portare tante e tanti ad agire nel mondo reale e non limitarsi esclusivamente al virtuale.

Essere accompagnati in questo impegno dai brand ritenuti affidabili e che sostengono, almeno in parte, le proprie posizioni sembra essere il nuovo trend.

Perciò facciamo una scommessa: una delle parole d’ordine del 2021 sarà Brand Activism.

Per saperne di più, contattaci e confrontati con un nostro consulente.

Pensarci è bene, attivarsi è meglio.

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