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Editoria digitale: dal vecchio al nuovo modello di business

Editoria digitale: dal vecchio al nuovo modello di business
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L’editoria digitale sta vivendo una rivoluzione.

Con l’aumento del consumo di contenuti digitali e la diffusione degli e-reader, il modo in cui i libri vengono scritti, pubblicati e venduti sta cambiando rapidamente.
Il business model dell’editoria online è diventato un tema caldo per gli editori, gli scrittori e i lettori.

Vi siete chiesti come fanno gli editori online a rimanere a galla? La concorrenza in questo campo è molto alta.
Con la maturazione dell’editoria online, sono cambiate anche le modalità di guadagno.

Le innovazioni nelle piattaforme editoriali hanno creato opportunità per le pubblicazioni più piccole e per i singoli scrittori di trovare un pubblico online.

In questo articolo esploreremo come i nuovi modelli di business stanno influenzando l’industria editoriale e come gli editori stanno adattandosi per sopravvivere e prosperare in questo mercato in rapida evoluzione.

Il vecchio modello di business dell’editoria digitale basato sui banner pubblicitari

Il vecchio modello di business dell’editoria online si basava prevalentemente sulla pubblicazione gratuita di contenuti digitali, che vengono poi monetizzati attraverso la visualizzazione di annunci pubblicitari.

Quanto sarebbero più leggibili gli articoli di giornale senza le fastidiosissime ADV? Inutile rispondere ad una domanda abbastanza scontata, ma la soluzione esiste ed è un semplice plugin, disponibile per tutti i browser, che si chiama AD-Block.

In un mercato basato sulle pageviews di Google Analytics, comporta un grandissimo problema; ogni visualizzazione in meno del banner, rappresenta guadagni in meno per l’azienda.
Questo mercato è tanto precario in quanto soggetto ai continui upgrade di algoritmi della SEO di Google, ai guadagni già pochi dai network di adv e, come se non bastasse, a peggiorare la situazione ci si mettono anche gli adv-blocker.

Questo modello di business si basa sull’esposizione degli annunci pubblicitari a un gran numero di utenti, nella speranza che alcuni di essi clicchino sugli annunci e acquistino i prodotti o i servizi pubblicizzati.
Tuttavia, questo modello di business ha mostrato alcuni limiti, in particolare la saturazione degli annunci e la diminuzione della loro efficacia. Inoltre, le aziende hanno iniziato a investire sempre di più in tecnologie per bloccare le pubblicità e gli utenti hanno sviluppato una sorta di “cecità” nei confronti degli annunci, rendendo questo modello di business sempre meno redditizio.

Gli utenti scelgono di non guardare la pubblicità perché bombardati continuamente, sulla maggior parte dei siti che navigano, e quindi decidono di utilizzare questi strumenti.
Il servizio in genere non blocca tutte le pubblicità, ma è studiato per favorire la sopravvivenza di quelle meno invasive. Dai dati di Adblock Plus, spiega AdAge, il popolare ad blocker pare sia stato installato nei browser delle persone più di 400 milioni di volte e che registra tra i 50-60 milioni di utenti attivi.

Come ha reagito l’editoria digitale al cambiamento?

Le strade che percorrono sono le seguenti: impedire l’accesso agli utenti che hanno attivato l’adv blocker, pagare per la rimozione dalle blacklist dei ad-blocker come hanno fatto già le big company americane (Google, Microsoft ed Amazon) oppure utilizzare il modello freemium.
Quest’ultimo è utilizzato dalla maggior parte delle applicazioni web e magazine presenti online poiché riesce ad avere una buona conversione dell’utenza in clienti paganti. Consiste nel dare accesso a tutti (o quasi) i servizi disponibili sulla piattaforma in maniera del tutto gratuita per un periodo limitato, a discrezione dell’azienda.

Questo permette all’utente di apprezzare la bontà del servizio ed al termine della prova gratuita di comprarlo se ritiene necessario. Il problema degli Ad-block può essere risolto, se i magazine evolvessero il loro modello di business.
Ci sono molti modi per avere dei ricavi dall’editoria online, ma molti imprenditori si limitano a restare negli anni ’90 vendendo solo banner ed ovviamente caricando i portali o i magazine di pubblicità troppo invasive.
Se si ha chiaro l’obiettivo aziendale e il pubblico di riferimento, è possibile posizionarsi in maniera opportuna ed autorevole sul web intercettando non solo un pubblico potenzialmente più grande, ma più specifico, quindi maggiormente predisposto all’acquisto dei nostri contenuti.

Il 28% delle persone negli Stati Uniti naviga con il blocco delle pubblicità attivato.

I nuovi sistemi di monetizzazione dell’editoria digitale

Il modello di business dell’editoria online sta cambiando.

Il modello tradizionale di vendita di annunci agli inserzionisti è stato sostituito da un rapporto più diretto tra autori e lettori, il che significa che gli editori possono raggiungere direttamente il proprio pubblico attraverso abbonamenti o schemi di micro-pagamento.

Per adattarsi ai nuovi sistemi di monetizzazione, le redazioni digitali e l’editoria digitale hanno dovuto trovare nuove fonti di reddito che non dipendessero esclusivamente dalle visualizzazioni dei banner pubblicitari. Questo ha portato all’adozione di diversi modelli di business, tra cui:

  • Abbonamenti: offrire contenuti esclusivi o l’accesso a un’area ristretta del sito solo agli abbonati.
  • Micro-pagamento: chiedere ai lettori di pagare per accedere a singoli articoli o a contenuti premium.
  • Crowdfunding: raccolta di fondi dai lettori per finanziare progetti specifici o per sostenere la produzione di contenuti.
  • Pubblicità mirata: utilizzo di tecnologie per fornire agli utenti pubblicità mirate in base alle loro abitudini di navigazione, al fine di aumentare l’efficacia degli annunci.
  • Sponsorizzazione: ottenere finanziamenti da aziende o istituzioni per produrre contenuti specifici o coprire eventi specifici.
  • Affiliazioni: promuovendo prodotti o servizi di terze parti e guadagnando una commissione su ogni acquisto effettuato attraverso i propri link di affiliazione.
  • Servizi a pagamento: offrendo servizi professionali come consulenze o formazione a pagamento.
  • Prodotti fisici: vendendo prodotti come libri, magliette, cappellini o altri oggetti legati al proprio brand.
  • Eventi: organizzando eventi dal vivo o online per la propria comunità di lettori e guadagnando attraverso i biglietti o la sponsorizzazione.
  • Native Advertising: creando contenuti sponsorizzati dalle aziende in modo da non interferire con l’esperienza dell’utente.
  • Co-branding: creando partnership con altre aziende per creare contenuti congiunti e guadagnare dalla sponsorizzazione.

In generale, l’importante è trovare un equilibrio tra monetizzazione e qualità del contenuto, in modo da non inficiare sull’esperienza dell’utente e mantenere la credibilità e la reputazione del proprio sito.

I 4 capisaldi dell’editoria digitale

L’editoria digitale è in continua evoluzione e per sopravvivere e prosperare, è importante adattarsi alle nuove tendenze e ai nuovi modelli di business.

Il modello di business che consente agli editori e ai creatori di contenuti di creare, distribuire e monetizzare i contenuti digitali. Le 4 pietre miliari dell’editoria digitale sono:

  1. Audience: Attirare e coinvolgere un pubblico fedele è fondamentale per il successo dell’editoria digitale. Esistono diverse strategie per raggiungere questo obiettivo, come la creazione di contenuti di qualità che soddisfino le esigenze e gli interessi del pubblico o l’utilizzo di pubblicità mirata per attirare nuovi lettori. È importante analizzare costantemente il proprio pubblico per capire le sue esigenze e adattare di conseguenza la propria offerta;
  2. Contenuti: Offrire contenuti di valore è essenziale per l’editoria digitale. I lettori cercano contenuti interessanti, informativi e di qualità che rispondano alle loro esigenze e ai loro interessi. La creazione di contenuti di valore, come approfondimenti e sondaggi, può diventare un ottimo incentivo per spingere il pubblico profilato ad acquistare anche un solo contenuto;
  3. Dati: La raccolta e l’utilizzo dei dati degli utenti è fondamentale per l’editoria digitale. I dati possono essere utilizzati per migliorare l’offerta e generare ricavi. Possono usati anche per vendere informazioni sui lettori, compresi dati demografici, interessi e comportamenti;
  4. Brand: Costruire e mantenere una forte immagine del marchio è fondamentale per l’editoria digitale. Un’immagine forte del marchio può attrarre pubblico e partner commerciali, aumentando le opportunità di monetizzazione. È importante creare una strategia di branding solida e coerente per costruire una reputazione positiva e un’immagine forte nel settore.

L’editoria online (o editoria elettronica) ha tollerato questo modello di business per molti anni, ma l’introduzione degli ad blocker ha reso difficile la monetizzazione dei contenuti.

Tuttavia, ci sono modi in cui gli editori online possono contrastare l’uso degli ad blocker e ricominciare a guadagnare con i loro contenuti.

se volete che i vostri utenti paghino per qualcosa, allora fate in modo che valga la pena pagare.

Tuttavia, con l’avvento delle app, le applicazioni gratuite di notizie e riviste stanno diventando un’opzione più attraente per i consumatori rispetto ad alcune vecchie pubblicazioni online.
Se questa tendenza continuerà è ancora oggetto di dibattito, ma una cosa è certa: l’editoria online è un settore in continua evoluzione.

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