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Smart Glasses: come funzionano e perché comprarli

 

Gli smart glasses, anglicismo per “occhiali intelligenti” sono un progetto tecnologico ambizioso nato in seno a Google intorno al 2013.
Ad oggi gli smart glasses si prospettano come la “Next Big Thing”, ovvero il prossimo grande prodotto wearable accessibile sul mercato, occupando lo spazio interessato anche dagli smartwatch o dalle smartband.
Recentemente infatti, il mercato tecnologico si è dimostrato interessato alla possibilità di svilupparsi verso tali frontiere, alcuni esempi possono essere: Facebook che ha lanciato la sua prima linea di Smart Glasses in collaborazione con Ray-ban, Amazon con i suoi Amazon Echo Frames, Bose e la sua linea Bose Frames orientata verso la realtà virtuale, Xiaomi arrivata recentemente sul mercato con i suoi Xiaomi smart glasses e Apple che alcuni rumor vedono pronta a presentare il suo progetto “smart glasses” a fine 2022.

Google Glass: Il primo salto nel vuoto

Nel 2013, l’allora Google Inc. provo ad anticipare tutti presentando un prodotto assolutamente futuristico per i tempi: I Google Glass.
Frutto del lavoro dei “Google X Lab” di Astro Teller e Sergey Brin e sotto nome in codice “Project Glass”, i Google glass si prefiggevano di occupare una zona scura del mercato per quei tempi: la realtà aumentata.

All’inizio degli anni 10’ pensare di poter rendere una tecnologia così specifica come la realtà aumentata “User-friendly” era davvero complesso, tuttavia, l’allora fondatore di Google Sergey Brin, Innovation enthusiastic, spinse davvero molto per portare avanti il progetto.
L’idea alla base era particolarmente visionaria, permettere all’utente di interagire con il circostante in un modo completamente nuovo e innovativo.
La componentistica alla base era davvero ambiziosa: Wi-Fi, Bluetooth, cuffie a conduzione ossea, modulo GPS, sensori fotografici di ultima generazione, Lenti LCD, oltre che un software potentissimo in grado di poter riprodurre chiamate e videochiamate.
Tuttavia, se da un lato il curriculum hardware prometteva qualcosa di molto vicino al futuro, dall’altro il costo si rivelava proibitivo e inavvicinabile per un utente medio, ben 1500 dollari(all’incirca 1300 euro).

Poco dopo il primo annuncio intorno alla fine del 2014, il “Project Glass”, iniziò la fase cosiddetta “Explorer”.
L’esigenza era chiara: permettere agli sviluppatori di ottenere in anticipo i primi prototipi di Google Glass, così da permettere loro di testarne le potenzialità e poter lavorare sulle prime app da distribuire sul dispositivo in questione.
Insorsero però, i primi problemi.
Un dispositivo libero e particolarmente semplice come i Google Glass, portavano con sé un grave problema riguardante la “privacy” data la sua naturale propensione ad essere “non visibile”.
In tal senso, Google dovette ben presto correre ai ripari scrivendo una vera e propria “policy”, sottolineando cosa si potesse o non potesse fare con i Google Glass.

Il prezzo proibitivo e i problemi di sviluppo legati alla privacy spensero ben presto l’entusiasmo degli sviluppatori.
A Gennaio 2016, dopo circa 3 anni, il “Project Glass” fallisce definitivamente sparendo dai radar di qualunque social.
Ancora oggi gli aficionados di Google sperano in un ritorno in pompa magna del progetto, ma l’azienda di Mountain View pare non essere più interessata ad un progetto oramai chiuso in un cassetto e dimenticato.

Facebook & Ray-Ban: i Ray-ban stories

Arrivati sul mercato il 9 settembre 2021 ad un prezzo di 329 euro, i ray-ban stories si sono palesati come un progetto di innovazione tecnologica ed estetica.
Presentati in un video congiunto da Mark Zuckerberg, conosciutissimo CEO di Meta e Rocco Basilico, Officer di Essilor Luxottica, si inseriscono nella visione futuristica del “Metaverso” zuckbergiano.
Dal punto di vista estetico, abbiamo i tre tipici stili Ray-Ban “Meteor”, “round” e “Wayfarer” con i sei tipici colori Ray-ban sia per la montatura (glossy black, blue, brown, olive, e matte black) sia per la lente  (brown gradient, clear, dark blue, dark gray, green, or photochromatic green).
Dal punto di vista tecnico abbiamo una dual camera da 5 megapixel(video e foto), auricolari open-ear e un sistema audio costituito da ben 3 microfoni, con un comparto software costituito dall’app integrativa “Facebook View” che permette una pratica gestione, modifica e condivisione dei contenuti acquisiti con la possibilità di poterli caricare sulle applicazioni social presenti sul dispositivo, e un interessantissimo e nuovo assistente virtuale conosciuto come “Facebook Assistant”.

Amazon e l’ambizione degli Amazon Echo Frames

Come altre grandi aziende Tech, anche il colosso dei colossi Amazon, non poteva non partecipare alla competizione riguardante i wearable con lenti.
Il 10 dicembre 2020, infatti, sono entrati in commercio i cosiddetti Amazon Echo frames al prezzo di 250 dollari (230 euro circa).

Loro obiettivo è sposare la “semplicità”, presentandosi come un prodotto senza fronzoli e artifizi, che non punta alla “realtà virtuale”, ma ad essere un “assistente vocale portatile” capace di comunicare tramite Alexa, connettendosi allo smartphone del proprietario.
Molto dello sviluppo è stato infatti dedicato alla parte Audio, gli echo frames sono dotati di un sensore in grado di gestire autonomamente il volume del microfono e della riproduzione audio in grado al rumore ambientale circostante, così da non doversi perdere frequentemente nella regolazione del volume.
Secondo Amazon quindi, per vincere la competizione del mercato di questa nuova fetta di device occorreva bocciare totalmente la linea dettata dai precedenti Google Glass a favore di una visione del wearable ben piu’ semplicistica e orientata alla possibilità di avere un assistente sempre disponibile in ogni luogo.

Gli Xiaomi Smart Glasses: l’eredità dei Google Glass

Dove Amazon cerca di battere una strada completamente opposta a quella percorsa dai Google Glass, Xiaomi ne recupera la volontà con il loro prodotto per questo settore: gli Xiaomi Smart Glass.
Con un costo particolarmente contenuto (si parla di circa 250 euro) Xiaomi riesce a portare sul mercato un prodotto davvero interessante dal punto di vista delle specifiche, il loro obiettivo è immaginare un futuro in cui gli “smart glasses” possano sostituire gli smartphone.
Dal punto di vista tecnico abbiamo un display a micro LED all’avanguardia (che è molto simile alla tecnologia OLED, dove ogni singolo pixel viene illuminato) e un’arm a quattro core.
Dal punto di vista software, Xiaomi rende disponibile un traduttore simultaneo che permette di tradurre in linea diretta le frasi della persona che ti sta parlando.

Gli Smart Glasses e Apple: regna il silenzio

L’unico colosso tecnologico ancora in silenzio riguardo lo sviluppo tecnologico di un possibile prodotto wearable “Glass” è la casa di Cupertino.
Apple approfondisce il tema della realtà virtuale da almeno 20 anni, ma con l’esplosione in popolarità di “AR kit”, si attende una risposta da Apple entro 2022/2023.
Quello che sappiamo a riguardo è che a Cupertino esiste almeno una divisione che si occupa attivamente di Realtà virtuale (frutto di varie acquisizioni aziendali), impegnandosi con costanza a capire e comprendere come rendere questa nuovo modi di percepire il circostante nel futuro Apple.
Per quanto riguarda l’uscita dei prodotti si prevede la presentazione di un headset AR/VR entro fine 2022, rendendolo poi successivamente un terreno di partenza e di prova per degli ipotetici “Apple Glass” entro il 2025.

Il futuro degli smart glasses: Tra realtà virtuale e aziende

La flessibilità tecnologica rappresentata dalla realtà virtuale ci permette di prospettare un’applicazione aziendale che incentivi la produzione coinvolgendo ancor di più attivamente la forza lavoro.
Nello specifico, lo smart glasses permette al singolo worker di accedere ben più facilmente ad informazioni, istruzioni e task, inoltre, grazie alle capacità video e audio del prodotto è possibile mettersi in contatto diretto e istantaneo con i propri colleghi, stimolando la coesione e la pratica comune durante il lavoro, aumentando la qualità generale del lavoro e diminuendo quindi errori di comunicazione.

Dal punto di vista dell’utilizzo nel settore dei servizi, è interessante notare che già adesso si lavori attivamente con la realtà virtuale attraverso l’utilizzo di headset AR/VR che permettono agli utenti che ne usufruiscono un nuovo modo di interagire.
Un interessante esempio in tal senso è METAVANITY, ambizioso progetto di Vanity Fair annunciato durante la biennale di Venezia 2022 – vero e proprio debutto nel mondo del “metaverso”.
Il METAVANITY, altro non è che un museo d’arte NFT accessibile tramite visori di realtà virtuale, in cui è possibile visitare una collezione in NFT delle copertine di Vanity Fair.

In questo senso è l’idea dell’applicazione della VR nel campo dell’e-commerce che sembra interessare il mercato. Amazon, ad esempio, sta già integrando le tecnologie AR all’interno del suo marketplace.
La più grande compagnia al mondo sta infatti già implementando le tecnologie del metaverso attraverso la possibilità di osservare modelli 3d degli oggetti da acquistare all’interno delle stanze.

Abbiamo sempre immaginato la realtà virtuale come qualcosa di costoso e inaccessibile, grazie ai progressi tecnologici e all’avvento degli smart glasses questa sembra rendersi disponibile anche all’utente medio: gli imprenditori interessati a investire in tale innovazione devono agire velocemente e celermente, il metodo AGILE offerto da Hubstrat è la risposta giusta alle esigenze delle Aziende e dei business che sono intenzionati a ricoprire i vuoti di questo mercato.

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